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Fauna spaziale

Nel pieno di questa estate, a Luglio, si è concluso dopo trent’anni di attività, 135 missioni e 2 incidenti il programma Space Shuttle della NASA. Iniziato negli anni ’60, prese il nome dal modello di navicelle utilizzato, gli Shuttle.
La chiusura di questo programma non è certo stata una sorpresa, già da diversi anni, infatti, si annunciava un’imminente conclusione. Più precisamente la questione cominciò nel 2003, dopo il disastro del Columbia ( il primo giorno di febbraio questa navicella si disintegrò all’impatto con l’atmosfera terrestre e i sette astronauti a bordo persero la vita). Dopo l’incidente gli shuttle vennero sottoposti a una minuziosa revisione e ripresero le loro regolari missioni due anni dopo. In quel periodo di riposo fu pubblicata una nuova strategia di esplorazione della NASA che poneva come data ultima del ritiro degli shuttle il 2010. Con quasi un anno di ritardo il programma è stato chiuso subito dopo l’atterraggio dell’ultimo shuttle, Atlantis.
Fino al primo di giugno nessuno sapeva con certezza se questa navicella sarebbe partita per una regolare missione o per una missione di recupero dello space shuttle Endeavour.
Il nome di quest’ultimo shuttle è un omaggio alla nave su cui James Cook effettuò il primo viaggio verso l’Australia per osservare il passaggio di Venere di fronte al Sole e per esplorare il continente.
Questa navicella è partita con un equipaggio particolare, a bordo oltre ai sei astronauti, fra cui il nostrano Roberto Vittori, c’erano anche vari batteri alcuni dei quali “gentilmente” ospitati da un calamaro.
Non era la prima volta che Endeavour trasportava strani animali a bordo, infatti nel suo secondo volo era presente una femmina di rana, quando questa si è riprodotta metà dei girini sono stati lasciati galleggianti nell’acquario, l’altra metà e stata messa in una macchina che simulava la gravità terrestre. I due gruppi di girini all’apparenza erano uguali, ma tornati sulla terra, quelli cresciuti nella navicella non erano in grado di distinguere l’alto dal basso e quindi di tornare in superficie. Solo un’altra differenza distingue i due gruppi di girini: quelli nati nello spazio nuotano in linea retta ( ed erano per questo soprannominati “girini bussola”).
Ha poi trasportato una larva falena (Lymantria Dispar) che non ha completato il suo ciclo riproduttivo, l’insetto ne è uscito sterile.
Quest’anno Endeavour a bordo aveva 5 diversi tipi di batteri ( fra cui Bacillus Subtilis, assiduo viaggiatore spaziale che è servito da controllo).
L’obbiettivo di questa penultima missione è dimostrare quali tipi di organismi sono in grado di viaggiare nello spazio, sopravvivendo all’assenza di gravità e alle radiazioni. I batteri sono fra i più resistenti conosciuti, alcuni sono in grado di sopportare sbalzi termici che vanno da pochi gradi sopra lo zero assoluto ai 150°C, altri sopravvivono anche a radiazioni di 15mila Gy. Il calamaro è un elemento accessorio allo scopo della missione, il suo corpo ospita alcuni batteri “buoni” che producono luce. Gli scienziati vogliono verificare se nello spazio questi seguono le orme di quelli “cattivi” che diventano ancora più nocivi. Questo dato, anche ora che la navicella è atterrata da più di un mese, o non è stato verificato, o non è stato comunicato alla stampa.
Endeavour non è stato né il primo né l’unico shuttle a trasportare animali: hanno viaggiato nello spazio su queste navicelle numerosissimi altri batteri, altrettanti insetti, delle api, quattro pesci palla, qualche topo e diverse scimmie.
Non tutti i membri di questa “fauna spaziale” si sono trovati bene, ma alcuni di loro, i nematodi in particolare, si sono trovati meglio degli astronauti. Questi vermiciattoli erano a bordo del Columbia nel febbraio del 2003 e sono stati gli unici esseri viventi a sopravvivere, riproducendosi per quattro o cinque generazioni prima di essere ritrovati.
Le api nello spazio, abituatesi nel giro di una settimana alle nuovi condizioni, hanno dimostrato di saper costruire i loro spettacolari alveari come sulla terra e che quindi le condizioni di gravità terrestre non erano necessarie all’architettura dei loro nidi.

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