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Visto che robba? | Perdiana, zio, tutte le news più hot della skuola!!
STUDENTI
Come era già scontato, i quattro seggi sono toccati due ad una lista e due ad un’altra. Gallarati e Sica elette per il Collettivo, Ferrari e Casotto per Par.In.I. Benché il Collettivo Rebelde abbia totalizzato uno stacco di quasi 5 punti percentuali sulla lista avversaria (grafico 2), il vigente sistema elettorale proporzionale non gli ha permesso di ottenere la maggioranza dei seggi.
Sorprendente il numero di schede bianche e nulle, il cui totale sommato ragginge quota 79, più del 10% dei voti totali (grafico 5). Fra le schede nulle si registrano chicche uniche quali: vari voti alla lista “Onore e Gloria”, con crocette apposte su nomi e cognomi di studenti della classe II C, scritti ad hoc dai votanti con tanto di quadratini a sinistra; “Paris Hilton”; “Mi rifiuto!”; riformulazioni a sfondo sessuale del cognome “Sica”; “Thomas Menardi”; alcune schede “artisticamente” decorate (se ne segnala una con barchette e frasi oscene inneggianti alla fellatio e all’omosessualità maschile); ma, soprattutto, circa 30 schede “Votantonio” (con la variante “Votantonio la trippa”), segno inoppugnabile della chiara eco mediatica di chi scrive.
L’unico possibile ragionamento politico su queste elezioni studentesche è che, come forse trapelava da qualche sporadico accenno nel nostro Speciale Elezioni, i consensi ottenuti dalle due liste non hanno alcuna radice politica.
Come lo si capisce? Disaggregando i dati. Il Collettivo ha prevalso in modo più netto (116 a 84) nel seggio n°4, quello che comprendeva anche il corso D – frequentato da tre delle quattro candidate.
Nel seggio n°5 (corsi E, F, G) il Collettivo ha vinto di misura (121 a 109). Infatti una delle candidate elette del Collettivo frequenta il corso F; l’eletta di Par.In.I il corso E.
Quindi: più che scegliere il miglior rappresentante, gli studenti hanno crocettato il nome della persona che conoscevano meglio – o forse dell’unica che conoscevano. Speriamo almeno che gli eletti sappiano collaborare tra loro e continuare a dialogare per tutto l’anno scolastico con la propria “base” elettorale, promuovendone le istanze.
Si parva licet componere magnis, questo piccolo voto scolastico – sia per l’enorme spessore dei candidati sia per l’esito prevedibilmente frustrante – non fa che echeggiare le nostre dinamiche politiche nazionali.
DOCENTI
La divisione degli insegnanti in due gruppi contrapposti, scaturita da varie litigiosità interne, non ha impedito alla lista con il maggior numero di candidati di aggiudicarsi quasi tutti i seggi in palio (7 su 8). In ogni caso, queste elezioni hanno segnato un rinnovamento quasi integrale della componente docenti in Consiglio d’Istituto. Degli 8 consiglieri uscenti, sono stati confermati solo i professori Ceccatelli e Zeni. Gli altri 6 sono tutti “new entries”. Chissà se, diversamente dall’anno scorso, i professori saranno più collaborativi in caso di autogestione.
PERSONALE A.T.A.
Non c’è bisogno di grafici per illustrare la situazione. 17 gli aventi diritto, 16 votanti. 9 preferenze sono state attribiute al sig. Nicola Bancone, 7 alla signora Myriam Puerari, unici 2 candidati e – conseguentemente – unici 2 eletti.
GENITORI
Anche qui abbiamo avuto lo scontro tra due liste. La lista 1 non è riuscita, con il suo misero 16%, a portare a casa nemmeno un consigliere (grafico 10). Tutti e quattro i seggi spettano invece alla lista 2. Al solito, i 4 rappresentanti dei genitori risultano scelti da una percentuale assai esigua di elettori, come mostra il grafico 8. I genitori sono forse la componente che, in rapporto ai seggi, ha più peso reale sulle decisioni del Consiglio d’Istituto; ne esprimono anche il Presidente!
Ora: naturalmente è giusto che, in una democrazia rappresentativa, i risultati di una votazione si traducano in “posizioni di potere”. Quando la partecipazione è così esigua, però, sarebbe vitale che i rappresentanti eletti non si ergessero con arroganza a supremi portavoce dell’opinione generale, ma mantenessero un atteggiamento pacato e disposto al dialogo. Purtroppo, in passato ci sono stati casi in cui questa sensibilità è mancata. Non si sa se in buona fede oppure per protervia, alcuni si sono sempre rifiutati di ammettere l’evidenza numerica, che li dichiarava chiaramente voci espresse da una minoranza. Sono fiducioso che quest’anno non accadrà.
- Grafico 1: percentuale dei votanti sul totale (761)
- Grafico 2: ripartizione dei voti alle due liste
- Grafici 3 e 4: computo delle preferenze ai candidati delle liste studentesche
- Grafici 3 e 4: computo delle preferenze ai candidati delle liste studentesche
- Grafico 5: voti validi e non validi fra gli studenti
- Grafico 6: ripartizione dei voti, componente docenti
- Grafico 7: computo delle preferenze, lista I (docenti)
- Grafico 8: computo delle preferenze, lista II (docenti)
- Grafico 9: percentuale di elettori sugli aventi diritto, componente genitori
- Grafico 10: ripartizione dei voti, componente genitori
- Grafico 11: computo delle preferenze, lista II (genitori)
Visto che robba? (Minchia, zio, tutte le news più hot della skuola!!)
“Siamo al Parini, non in un istituto qualsiasi!”1
(Professor Carlo Arrigo Pedretti, nota in alto scritta in rosso su una bozza di questo articolo)
Se la vostra famiglia negli ultimi 5 o 6 anni avesse risparmiato una modesta cifra – 230.000€, poniamo – e li tenessero in banca senza usarlo, voi chiedereste loro una parte o no?
Vi sembra una domanda strana? Eppure è una perfetta descrizione di quanto succede proprio ora, mentre state leggendo queste parole.
In effetti, i vostri genitori, insieme a tutti gli altri genitori che hanno o hanno avuto figli al Parini, hanno versato ogni anno il “contributo volontario”. L’anno scorso ammontava a 120€.
Come è stato utilizzato questo contributo dalla scuola? Una sua grandissima parte accantonata, poco o nulla speso.
Perché? Non certo per colpa dell’Amministrazione. Quanto era possibile utilizzare per le funzioni più disparate – l’assicurazione infortuni, la stesura delle pagelle, la carta per i documenti, i laboratori – è stato speso. E il resto? Il resto non gliel’avete chiesto.
Naturalmente, spero proprio per tutti voi che non abbiate bisogno di un finanziamento dalla scuola per campare. Anche perché essa non può rendervi il resto delle “tasse” versate se non in un modo: con i progetti.
Sotto la definizione di progetto rientra ogni tipo di attività extrascolastica. Con la legge sull’autonomia (legge 59/1997, cosiddetta “legge Bassanini”), alle scuole è stata conferita personalità giuridica.
Ciò significa che, se il Consiglio d’Istituto approva, al Parini si potrebbero fare un corso di danza del ventre o di giapponese, di ricamo o cucina macrobiotica, di entomologia o lettura di fumetti Disney al contrario. O qualunque altra cosa vi possa venire in mente.
Eppure, a parte le iniziative prese dagli insegnanti, l’anno scorso non c’è stato nessun progetto portato avanti dagli studenti. E nemmeno da liste di studenti, che io sappia, né Collettivo né Par.In.I.
Né altri.
Tutto normale, d’altronde: neppure a loro qualcuno ha chiesto di promuovere alcunché di concreto a scuola.
L’unica voce per cui quei soldi sono spesi è Zabaione – che purtroppo ne intacca circa un settantesimo2 all’anno. Una piccolissima onda in una marea gigantesca di denaro.
Però, mi sono detto speranzoso, magari quest’anno è andata diversamente!
Per ottenere qualche dato in merito, per sapere che succederà, mi sono recato dalla signora Myriam Puerari, D.S.G.A. Che vuol dire la sigla? Chissà. Negli ultimi tre anni scolastici mi sono fatto l’idea che significhi press’a poco “quella grazie a cui la scuola continua a funzionare”3.
Purtroppo, com’era prevedibile e come mi ha confermato, non c’è nessuna novità interessante.
Signora Puerari, potrebbe sinteticamente spiegarci come funziona il bilancio di una scuola?
Premesso che la risposta completa sarebbe molto complicata, fondamentalmente le somme in entrata sono i trasferimenti dal ministero, dagli enti locali o dai privati (e cioè le “tasse scolastiche” e gli eventuali contributi o donativi). I “tagli” della riforma Gelmini hanno influito pesantemente sulle somme trasferite dal ministero per le spese di funzionamento.
Quanti soldi abbiamo a disposizione per i progetti?
C’è prima una distinzione da fare. I progetti promossi da insegnanti interni alla scuola, se sono attività legate a quelle curriculari, devono essere pagati esclusivamente con il fondo d’Istituto, cioè con soldi provenienti dai finanziamenti ministeriali. Se invece sono attività slegate dai programmi, possono essere pagati con fondi “ad hoc” versati per l’occasione dagli studenti che vi partecipano.
Quest’anno il fondo d’Istituto ammonta a circa 55.000€. Non tutti, però, possono essere utilizzati per attività extrascolastiche: con questa voce di bilancio vanno obbligatoriamente pagate le ore dei vicari, dei coordinatori di classe e dei verbalizza tori. Non si dimentichi, inoltre, che anche i corsi di recupero vanno per forza organizzati con questa somma. Alla fine, quanto del fondo rimarrà disponibile per i progetti si può quantificare in circa 30.000€.
Per decidere l’utilizzo del fondo d’Istituto, si riunisce la contrattazione interna all’istituto, la R.S.U.4.
Per i progetti promossi dagli studenti, che richiedano o meno esperti esterni, la disponibilità di pagamento è enormemente più ampia: infatti per loro è disponibile il fondo di cassa.
Questo fondo è costituito per la grande maggioranza dal “contributo volontario”, cioè le tasse scolastiche versate negli anni dagli studenti: attualmente ammonta a circa 230.000€. Ogni anno scolastico si arricchisce di circa 80.000€ lordi. Quindi è evidente che il fondo è costituito dagli avanzi di cassa creatisi negli anni.
Quanti e quali progetti abbiamo?
Di progetti interni c’è una discreta quantità, almeno per quest’anno. Abbiamo i corsi di lingue per le certificazioni, il progetto “salute, quello per il cento cinquantenario dell’Unità, il progetto musica, i corsi di analisi I e analisi II, le attività della Torretta Tagliaferri, il corso ECDL.
Di progetti promossi dagli studenti, quindi pagati con il fondo di cassa5, c’è soltanto il giornalino.
Quale pensa sia il motivo di quest’assenza di progetti studenteschi, e come si può rimediare?
Sul motivo non mi esprimo. Noto soltanto che da qualche anno a questa parte non viene proposto più nulla dal corpo studentesco.
Rimediare, poi, non è difficile. Gli studenti sappiano che se hanno un’idea in mente, con l’appoggio di un insegnante che la porti in Collegio Docenti si può istituire un progetto, che andrà approvato dal Consiglio d’Istituto per il finanziamento.
Forse non avrei scritto cose del genere fossi stato in quarta. Ma il fatto è che, dopo cinque anni scolastici di permanenza al Parini, ciò di cui sono più profondamente stupito è questo lassismo esasperato; atteggiamento peraltro che, magari senza accorgercene, paghiamo.
Mi sia consentito un esempio. I corsi privati per le certificazioni di lingua – quelli promossi dai vari British Council piuttosto che Goethe Institut, per intenderci – iniziano nei primi giorni di ottobre e vengono prenotati (e pagati) già i primi di settembre.
La circolare che comunicava che la scuola aveva istituito dei propri corsi è arrivata il 27/09. I corsi sono iniziati soltanto il 13/10.
Ora, tutte le persone6 che quest’anno intendono preparare un esame di lingua, che pensate abbiano fatto? Si sono iscritti ai corsi privati, che costano enormemente di più, ignari del tutto che la scuola ne avrebbe approntati di propri.
Tutto questo non sarebbe successo, se ci fosse un clima di reciproca collaborazione in cui gli studenti avanzano richieste e formulano proposte, gli insegnanti le une vagliano e le altre aiutano ad attivare.
Folle sperare che questo succederà mai. “Oh tempi, oh tempi avvolti / in sonno eterno!”7
Note (da leggere, in quanto favoriscono la comprensione integrale del senso dell’articolo)
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1: Una bozza di questo articolo è stata recapitata alla signora Puerari affinché visionasse la parte che riguardava la sua breve “intervista”. Giunto nell’ufficio della signora per definire alcune correzioni all’articolo, ho visto la copia stampata dello stesso arricchita da vari segnacci e fregacci in penna rossa, e dalla scritta sopra citata. Secondo la signora Puerari e l’infallibile ermeneuta della grafia del Preside, il sig. Sergio Meloni, di autografo pedrettiano appunto trattasi.
Anche io concordo con loro, soprattutto perché la frase ha il gustosissimo pregio di essere, in rapporto all’argomento del mio articolo, totalmente priva di senso.
2: riceviamo circa 5.000€ per ogni anno solare, quindi circa due terzi di quella cifra vengono spesi ogni anno scolastico per la stampa – unica nostra attività che comporti dei costi
3: per quelli con poco senso dell’(amaro) umorismo, la sigla sta per “Direttore dei Servizi Generali Amministrativi”
4: in realtà i passaggi burocratici sono più complessi, perché la R.S.U. decide solo dopo aver sentito il Collegio Docenti sui dettagli didattico-organizzativi. Il tutto passa poi al Consiglio d’Istituto per l’approvazione definitiva.
5: capito finalmente perché Zabaione NON ruba i soldi alla scuola?
6: ne conosco, ne conosco…
7: Giacomo Leopardi, “Ad Angelo Mai”, vv. 56-57











