Archivio delle Categorie: ProFeta (prof.ssa Paola Magi)

Gioielli (pt. 2)

11 – Tipologia “IL CRICETO”
Due belle guanciotte tonde e tese, gli occhi spalancati: il ragazzetto è giovane, ma quanto è attento! Poi le guanciotte si muovono, gli occhi ondeggiano e capite: siete davanti a un Criceto. Le guanciotte contengono manicaretti preparati dalle mani amorose della mamma o da quelle più sbrigative di Nando. Se avete voglia di divertirvi basta guardarlo e dire con un sorriso: “Buon appetito”. Il Criceto strabuzza gli occhietti, lancia occhiate a destra e a manca, poi – noblesse oblige – risponde “grazie”. Et voilà! Briciole di pane e frammenti di formaggio e cotoletta sventagliano a pioggia sul banco e immediati dintorni. Non sempre il vicino del Criceto è soddisfatto.

12 – Tipologia “IL SUONATO”
La musica è la sua vita. Non può farne a meno neppure quando, seduto dietro al banco, si accinge chissà come a prendere appunti. La musica lo afferra, lo trascina, lo sommerge nei suoi gorghi profondi e misteriosi. Sì, la musica è in lui, e lui è nella musica. Rap, Techno, Fusion? che importa. Fosse anche il più cristallino dei Bach o il più melodico degli Albinoni, fa lo stesso: è solo nella musica che il Suonato esiste. Nessuna meraviglia che non possa fare a meno di mantenersi unito al suo erogatore di fluidi sonori con un tenace cordone ombelicale. Che tenerezza quando lo invitate a togliersi dall’orecchio l’auricolare e lui risponde, prevedibile: è spento. Magari era spento davvero, chissà. A lui basta l’informazione tattile che il microfono è lì per sentire le onde sonore attraverrsargli il corpo: la musica, il Suonato, ce l’ha tatuata nel cervello.

13 – Tipologia “IL COLLEZIONISTA”
Studente modello del Liceo Classico, sa tutto sul gerundivo, e vuole darne tangibile testimonianza. Per questo non bada a spese; ogni mattina ne esibisce un nuovo modello. Che fantasia, che design, che griffe! Il collezionista sa muoversi con i giusti effetti per mettere in risalto la sua collezione. Di cosa? Mutande, naturalmente.
14 – Tipologia “HERMIONE GRANGER”
Il tipo Granger è convinto di avere avuto in dono il favoloso giratempo di Albus Silente, e sovrappone le ore di Pozioni a quelle di Erbologia. Ma, forse perché nel mondo Babbano certe cose non funzionano, o forse perché il Granger, lontano da Hogwarts, si sente perso, fatto sta che lo beccate sempre con il libro di un’altra materia sul banco, dietro una barricata di zaini e giubbotti. Vi chiedete se nello stesso momento, in un’aula diversa, un identico Granger non stia leggendo con grande concentrazione il vostro libro di testo.

15 – Tipologia “LE SUPPLICI”
Le Supplici hanno qualcosa di fatale e ineluttabile nel loro apparire. Siete in procinto di somministrare alla vostra classe più indisciplinata una difficilissima verifica, e avete assoluto bisogno di tutta la vostra concentrazione per evitare traffici di foglietti abusivi? Ecco che compaiono, d’incanto, le Supplici. Ma non perché siano state sponsorizzate dai verificandi; questa sarebbe una forma di razionalità, per quanto poco etica. No, non è per questo. Direi piuttosto per una sorta di anti-serendipità. Come si chiama l’abilità nello scegliere sempre e comunque le situazioni peggiori? Ovviamente la loro verifica non viene rinviata, e le Supplici se ne vanno, con la coda fra le gambe, mentre voi fate appena in tempo a intuire il volo di una candida farfalla fra un banco e l’altro.

16 – Tipologia “IL DANDY”
Arriva puntualmente con qualche minuto di ritardo, forse perché quando si veste al mattino c’è sempre un dettaglio da cambiare all’ultimo minuto, forse perché così è sicuro di fare un’entrée con tutto il suo pubblico. Però ne vale la pena, il Dandy non sbaglia mai un accostamento di colore. Se siete in vena di sadismi, fate finta di non accorgervene: il Dandy ha un unico punto debole, ha bisogno di complimenti. Può raggiungere vette di raffinatezza ineguagliabili, raccordando il colore dei lacci delle scarpe con quello del filo dell’auricolare. Quando mi capita una classe-con-Dandy il mio senso estetico gioisce, ma a volte il cuore in segreto sospira: perché non studia un po’ di più? Temo che la risposta sia: le occhiaie stonano con il colore del gilet.

17 – Tipologia “SEGRETARIA D’AZIENDA”
Maschio o femmina che sia, il tipo Segretaria d’Azienda ha in mente una cosa sola: fotocopie. Possiede tutte le tesserine emesse sul mercato negli ultimi tre anni; se lo incontrate alla macchina in corridoio, vi stupirà con la sua competenza in fatto di toner e di grammatura della carta. Il tipo Segretaria d’Azienda adora stupirvi risolvendovi all’istante un insormontabile problema del genere: come si fanno le fotocopie fronte-retro? È dotato di vero spirito imprenditoriale; infatti si presta volentieri a fotocopiare anche per conto terzi. Meglio incontrarlo alla fotocopiatrice che averlo in classe: lì, avrete solo la chance di incrociarlo in entrata e in uscita, giusto il tempo della domanda di rito: posso andare a fare le fotocopie?

18 – Tipologia “IL CALLIGRAFO”
Avrebbe potuto esprimere il suo più autentico talento in uno scriptorium benedettino; invece, in questa nostra algida modernità supertecnologica, deve limitarsi a nascondere le sue più belle prove dentro ai calzini. Si mostra restio a esibire i suoi capolavori: timidezza? o forse teme che il nascondiglio abbia lasciato un residuo olfattivo? Il fatto è che quando, durante una verifica, lo beccate con i suoi fogliettini scritti in una calligrafia ordinatissima e minuscola come zampette di mosca succede sempre un patatrac…

19 – Tipologia “IL GUERRIGLIERO”
La vita è una battaglia, lo sappiamo, e il Guerrigliero lo sa meglio di tutti. E allora perché non cominciare ad allenarsi fino dai banchi di scuola? Il Guerrigliero è un vero esperto di barricate. Il suo pittore preferito è Delacroix, ma non potendo disporre di veri cadaveri come ne “La Libertà che guida il Popolo” il Guerrigliero sfrutta qualsiasi oggetto gli capiti a tiro per innalzare le sue barriere contro l’oppressore. L’idea che il Guerrigliero ha di voi oscilla fra Blade Runner e Il Giornalino di Gian Burrasca; mentre ondeggia incerto se collocarvi nell’Inferno dei Padri snaturati o nel Purgatorio dei Professori vecchio stampo, approfitta della tregua per fare un pisolino dietro la montagna dei giubbotti presi (in prestito) dai suoi vicini di banco.

Cosa disse il proFeta a uno studente che sospira sulle equazioni in un freddo giorno autunnale

Ti vedo sospirare sulla carte
dove apprendi a fatica scienza e arte.
Con che combatti? Con la matemtica?
Ti pare tanto dura la sua pratica?
Le preferisci piuttosto il latino,
il greco senti forse più vicino?
Alza lo sguardo dalla scrivania
e ascolta attentamente questa mia:
perché all’orecchio giunga più grata
la dico in versi, con rima baciata.

Cos’è secondo te, dimmi, la Metrica,
una signora vera o una bisbetica?
una bella signora, mi rispondi,
mentre ridacchi e quasi ti confondi.
Bene bene: e che fa, questa Signora?
Con che pennelli i tuoi versi colora?
Non li colora, se mai li misura,
coi piedi fa una bella architettura,
e pensa a quante facce ha questo scherzo:
il piede è un metro ridotto ad un terzo.

Perché l’endecasillabo ti appare
il verso più efficace nel rimare?
Lo senti giusto, sebbene l’accento
fra le sillabe scorra a tuo talento.
Da cosa gli deriva la sua forza?
Perché da secoli nulla lo smorza?
Undici è numero primo, e ciò dà
al verso un senso bello di unità:
lungo abbastanza da farne un discorso,
è semplice e compatto nel suo corso.

La mente matematica compone
tutte le cose con chiara ragione;
l’edificio che crea, bello e infinito,
accoglie il mondo, e lo fa definito.
La Metrica, sia classica o moderna,
non è solo del verso legge interna,
ma uno stile del dire, che armonizza
cose diverse ed il senso realizza.

Matematica e Metrica a braccetto
vanno, tenendo la penna e il gessetto;
sono sorelle, figlie di Natura
e d’Intelletto, e non fanno paura
a chi sa giudicare con chiarezza
che entrambe sono incinte di Bellezza.

Non temere perciò calcoli e resti,
e se talvolta li trovi molesti
non precludere il cuore alla speranza,
ma prosegui il cammino con baldanza;
perché la Matematica è la chiave
che definisce con il lieve il grave.
È una lingua che parla e che descrive,
come il metro poetico che scrive,
levando tutto ciò che sopravanza,
con il numero, ritmo della danza.

Michelangelo disse in un sonetto
che il superchio sa togliere il provetto
scultore, e rende libera l’idea
che la mente soltanto intende e crea.
Artisti, matematici e poeti
hanno gli stessi strumenti segreti
per raggiungere il cuore delle cose:
dire grandi concetti in breve dose.

Lo studio senza pregiudizi, amico,
ti chiarirà il futuro con l’antico;
conoscere i linguaggi, o mio studente,
farà più forti in te spirito e mente.
Coltiva l’arte della matematica,
vedrai quali vantaggi nella pratica!
E poi, medita bene: quando premi
i tasti del computer, quali semi
semini con quel gesto, con che segni
sul luminoso schermo tu disegni?
Fa manifesto il tuo pensiero vario
solo un riposto sistema binario.

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