Archivio delle Categorie: Josephine Ebner
La nostra ora è già scoccata
In una casa in cui mille orologi scandiscono contemporaneamente i secondi e in cui il loro ticchettio è il rumore che ti accompagna in ogni gesto, ti culla la sera quando stai per dormire e ti saluta la mattina mentre fai colazione, è quasi impossibile non pensare al tempo che passa inesorabile, alle lancette che si muovono senza mai fermarsi.
Da dove mi trovo posso vederne almeno sei, senza dover far altro che alzare un po’ la testa, e appena scocca l’ora uno strano concerto l’accompagna; quasi festosamente ne scandiscono l’inizio, come se dicessero “finalmente è finita e ne può iniziare una nuova”, ma allo stesso tempo ti ammonissero “ne è già finita un’altra, che aspetti?”.
Indifferenti a ogni cosa accada attorno a loro questi preziosi ordigni continuano a ticchettare, solo il passaggio di qualcuno sovrasta il loro mormorio.
Così siamo anche noi.
Finita l’ora delle solite vacanze estive – che adesso ci paiono così lontane – è rincominciata quella della scuola, iniziamo a riabituarci al ticchettio dell’orologio in classe, aspettando che suoni la campanella, vagheggiando già forse la prossima estate, l’ozio, la spiaggia.
Come gli orologi di questa stanza ci sentiamo ogni anno un po’ più vecchi e guardiamo quello che ci passa dinanzi senza troppo interesse: con lo stesso scetticismo di mio nonno davanti a un iPad leggiamo i titoli di un quotidiano, rasseganti che nulla si possa ormai cambiare. Meglio cercare la sezione sport (o cronaca nera) che non richiede lo sforzo di comprendere cosa succede veramente intorno a noi.
Se la casa prende fuoco, l’orologio sta a guardare, senza capire cosa succede, finché le fiamme non lo avvolgono, e allo stesso modo anche la maggior parte di noi osserva indifferente quello che accade nel mondo, finché la realtà non lo travolge senza che abbia le capacità per comprenderla, accettarla e quindi iniziare a migliorarla.
Fuori dal microcosmo pariniano-milanese infuria una crisi economica che determinerà il nostro futuro, si fanno le rivoluzioni che sconvolgono i rapporti internazionali e creano nuove situazioni politiche ed economiche che inevitabilmente ci toccheranno, la scienza progredisce, l’umanità lotta, se non per il progresso, per la sopravvivenza, e noi ce ne stiamo qui, imbambolati dietro le finestre del Parini, che, come orologi, aspettiamo che scocchi l’ora.
Ci dimentichiamo spesso che la nostra ora è già scoccata e che se vogliamo essere i protagonisti di questo mondo dobbiamo innanzitutto cercare di comprenderlo, ed è questo che invito tutti a fare, non solo sfogliando le quattro pagine del nostro giornalino o di una grande testata, ma cercando anche di diffondere l’informazione e l’interesse.
D’altronde, se non capiamo la realtà com’è adesso, come possiamo pretendere di riuscire un giorno a cambiarla?
Shakespeare home-made
“Chi è quel vandalo che sta ascoltando i miei sentimenti?” sulla terrazza mia sorella di dieci anni e una sua amica stanno provando per lo spettacoloRomeo e Giulietta.
Si sono organizzate e hanno riadattato a loro modo il copione del grande drammaturgo inglese e stasera ci costringeranno a guardarlo. Intanto, però, sono stata ingaggiata come Balia-Mercuzio-Tuttofare: sono riuscita a sfuggire alle prove al gelo, convincendole della mia bravura nell’improvvisazione, ma credo che le deluderò un pochino. Le loro voci, intanto continuano a risuonare squillanti: ora vogliono delle spade per combattere, ma credo che si dovranno accontentare di rudimentali bastoni.
“Ora fai finta di essere Romeo e urla: Maledetto! Ti ucciderò! ”
Non si stancherebbero mai. Urlano, pestano i piedi per terra e si arrampicano sul tavolo che funge da balcone, cercando di travolgermi.
“Devi piangere, non ridere!” in un attimo da Giulietta diventano padri di famiglia e tra le risate continuano le prove.
Credo che Shakespeare sarebbe felice di vederle, di vedere come un grande spettacolo riesce a rivivere nei loro giochi, perché è questo che un vero capolavoro riesce a fare: dopo più di trecento anni continua a essere rappresentato e amato, ad emozionare le persone e a farle divertire, con attori dalla grande espressività nei più celebri teatri o con l’impegno e con l’entusiasmo che due bambine riescono a mettervi.
“Non ti preoccupare Romeo: potrebbe andare peggio…”
“E come?”
“POTREBBE PIOVERE!”
Mescolano film come “Frankenstein Junior” o “Star Wars”, trasformando quello che volevano fosse uno spettacolo serio in un’esilarante parodia e nei momenti più sdolcinati scoppiano entrambe a ridere.
“Giulietta è morta? Dopo questo c’è il letto di morte, no? Io faccio Romeo, allora”
Non riesco a resistere e sbircio le bambine. Romeo (mia sorella) è steso per terra, accanto ad una lattina di Redbull (il veleno) e Giulietta, appena sveglia, chiede:
“Ma da che parte sta il cuore? Di qua, no di qua! O Romeo, sei pallido come il latte e il tuo cuore non batte più. Ecco un coltello! Oh… perché ci stai guardando?! Con questo coltello ti ucciderò!” E mi si scagliano addosso strappandomi la promessa che proverò almeno una volta: ora sono diventata anche Frate Lorenzo e una misteriosa figlia di Giulietta che i medici con le avanzate tecnologie dell’epoca hanno salvato, a cui la balia sta raccontando la storia. M’informano che ci sarà un solo spettatore, mio zio. Le tengo un attimo a bada sacrificando il mio iPod, prima di essere trascinata a fare le prove.
Sì, credo proprio che Shakespeare si divertirebbe vedendoci alle prese con il nuovo Romeo e Giulietta home-made!
(vignetta di Diana Uvidia)

