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Donne agli antipodi
Tempo fa mentre ero accoccolata sul divano e guardavo il telegiornale, rimasi colpita dall’accostamento probabilmente casuale ma comunque scioccante di due servizi.
Il primo servizio mandato in onda era su Karima El Mahroug, nota con il nome di Ruby o altrimenti come la “nipote di Mubarak”, coinvolta nello scandalo chiamato comunemente bunga bunga.
Le prime immagini la ritraevano mentre era alla festa del suo diciottesimo compleanno e, spegnendo le candeline della sua torta monumentale, esprimeva il suo più grande desiderio: entrare nel mondo dello spettacolo e della televisione.
Mentre stavo ancora rimuginando sull’immoralità del nostro presidente del consiglio, il quale ha messo in ridicolo il nostro paese e svilito le donne italiane, prestai attenzione al secondo servizio su Aung San Suu Kyi, finalmente libera. Apparentemente fragile tra la folla, Aung San Suu Kyi é una donna forte che, malgrado avesse trascorso quindici anni in carcere o agli arresti domiciliari per essersi opposta al regime dittatoriale instaurato in Myanmar e aver lottato per i diritti della sua gente, aveva ancora la forza di dire: “Dobbiamo lavorare assieme per raggiungere il nostro obiettivo”.
Sono due donne agli antipodi, opposte come modelli nella nostra società. La prima è l’esempio della donna-oggetto, mercificata e sfruttata per i piaceri di un sistema politico maschilista che non può concepire la donna senza l’estetica.
La seconda è una grande donna, che lotta per i suoi ideali e per i diritti del suo popolo, insignita del premio Nobel nel 1991 per la sua attività a favore dei diritti umani nel suo paese e definita da Gordon Brown (ex-premier inglese) come un modello di coraggio civico per la libertà.
Tanto l’una è il simbolo dello squallore della nostra politica, tanto l’altra è una nota di speranza e coraggio nel panorama della politica estera.
Da quanto emerso dall’inchiesta milanese ci sono parecchie donne come Ruby che non si vendono per ottenere solo soldi, macchine, gioielli e case, ma anche comparse o ruoli fissi in programmi televisivi e persino incarichi politici di prestigio. Basti pensare all’ascesa di Nicole Minetti, dapprima semplice escort, poi velina a Colorado, infine reclutatrice di altre ragazze nonchè consigliera regionale.
Dove sono invece le donne impegnate e attive intellettualmente per i diritti umani e l’equità tra le persone nel mondo, come Aung San Suu Kyi?
Potrei citare l’esempio di Vandana Shiva, fisica ed economista indiana, esperta in ecologia sociale, che ha ottenuto il Right Livelihood Award, o premio Nobel alternativo per la pace.
E’ un’attivista politica e ambientalista che si è battuta per cambiare pratiche e paradigmi nell’agricoltura e nell’alimentazione; tra le sue battaglie, che l’hanno resa famosa anche in Europa, vi è quella contro gli OGM e la loro introduzione in India e quella contro la privatizzazione dell’acqua. Le sue campagne hanno ottenuto vasta eco, sollevando consensi, ma anche critiche.
Naturalmente esistono anche le donne comuni, che non sono famose e non fanno parlare di sé, nel male o nel bene, ma che fanno comunque sentire la propria voce e combattono per la propria dignità scendendo in piazza, proprio come hanno fatto domenica 13 febbraio al grido di “se non ora, quando?”
Queste sono donne comuni che si dividono tra famiglia, figli, marito/fidanzato, lavoro, casa, amici, studio, palestra, dotate di una capacità comune anche agli smartphone: il multi-tasking!
Sono tante e sicuramente non tutte radical-chic, ma queste donne si sentono davvero rappresentate da un ministro per le pari opportunità come Mara Carfagna, che prima di entrare in politica era una velina? E’ spontaneo chiedersi se questa donna sia arrivata al parlamento per merito o per altri motivi…
La verità è che, oggi come da sempre, politica e sesso sono un codice binario inscindibile. Oramai stiamo assistendo a uno scenario politico degradato in cui si può arrivare al potere mediante il proprio corpo e non ci si attacca più su un’ideologia ma sulle proprie abitudini sessuali.
Perciò donne, non dimentichiamoci di essere prima di tutto persone con diritti e doveri pari agli uomini e non degli oggetti privi di un’anima, una personalità e un’intelligenza.
Auguro una buona festa delle donne, sperando che molte si ricordino di esserlo.
Vignetta di Diana Uvidia
Shakespeare home-made
“Chi è quel vandalo che sta ascoltando i miei sentimenti?” sulla terrazza mia sorella di dieci anni e una sua amica stanno provando per lo spettacoloRomeo e Giulietta.
Si sono organizzate e hanno riadattato a loro modo il copione del grande drammaturgo inglese e stasera ci costringeranno a guardarlo. Intanto, però, sono stata ingaggiata come Balia-Mercuzio-Tuttofare: sono riuscita a sfuggire alle prove al gelo, convincendole della mia bravura nell’improvvisazione, ma credo che le deluderò un pochino. Le loro voci, intanto continuano a risuonare squillanti: ora vogliono delle spade per combattere, ma credo che si dovranno accontentare di rudimentali bastoni.
“Ora fai finta di essere Romeo e urla: Maledetto! Ti ucciderò! ”
Non si stancherebbero mai. Urlano, pestano i piedi per terra e si arrampicano sul tavolo che funge da balcone, cercando di travolgermi.
“Devi piangere, non ridere!” in un attimo da Giulietta diventano padri di famiglia e tra le risate continuano le prove.
Credo che Shakespeare sarebbe felice di vederle, di vedere come un grande spettacolo riesce a rivivere nei loro giochi, perché è questo che un vero capolavoro riesce a fare: dopo più di trecento anni continua a essere rappresentato e amato, ad emozionare le persone e a farle divertire, con attori dalla grande espressività nei più celebri teatri o con l’impegno e con l’entusiasmo che due bambine riescono a mettervi.
“Non ti preoccupare Romeo: potrebbe andare peggio…”
“E come?”
“POTREBBE PIOVERE!”
Mescolano film come “Frankenstein Junior” o “Star Wars”, trasformando quello che volevano fosse uno spettacolo serio in un’esilarante parodia e nei momenti più sdolcinati scoppiano entrambe a ridere.
“Giulietta è morta? Dopo questo c’è il letto di morte, no? Io faccio Romeo, allora”
Non riesco a resistere e sbircio le bambine. Romeo (mia sorella) è steso per terra, accanto ad una lattina di Redbull (il veleno) e Giulietta, appena sveglia, chiede:
“Ma da che parte sta il cuore? Di qua, no di qua! O Romeo, sei pallido come il latte e il tuo cuore non batte più. Ecco un coltello! Oh… perché ci stai guardando?! Con questo coltello ti ucciderò!” E mi si scagliano addosso strappandomi la promessa che proverò almeno una volta: ora sono diventata anche Frate Lorenzo e una misteriosa figlia di Giulietta che i medici con le avanzate tecnologie dell’epoca hanno salvato, a cui la balia sta raccontando la storia. M’informano che ci sarà un solo spettatore, mio zio. Le tengo un attimo a bada sacrificando il mio iPod, prima di essere trascinata a fare le prove.
Sì, credo proprio che Shakespeare si divertirebbe vedendoci alle prese con il nuovo Romeo e Giulietta home-made!
(vignetta di Diana Uvidia)



