Archivio delle Categorie: Dario Vaccaro
Recensioni al cinema: A dangerous method
A Dangerous Method è un film che tratta le vicissitudini della vita lavorativa del dottor Carl Gustav Jung, uno dei “pupilli” di Sigmund Freud, il fondatore della psicanalisi. Egli conosce una sua paziente che poi riuscirà a guarire e di cui si innamorerà perdutamente, tradendo anche sua moglie per soddisfare il suo desiderio. E’ proprio questo il punto di forza della prima parte della narrazione: il tormento di Jung nel comprendere cosa sia bene e cosa sia male, quasi ammattendo a sua volta. Del resto lo stesso Freud gli dice che non esistono persone veramente sane. Nel secondo periodo, la trama si concentra maggiormente sul rapporto conflittuale tra il mentore e il discepolo, ovvero Freud e Jung. Il vero problema della pellicola è l’inaccessibilità per un non addetto ai lavori alla comprensione dei discorsi trattanti proprio la psicologia, che sono probabilmente anche le più significative, per un esperto. Ma, se non siete “esperti” vi sconsiglio di aspettarvi di apprendere i massimi sistemi della psicologia. Assisterete a una discreta storia d’amore e comprenderete come sia nata la psicoanalisi. Nient’altro. Certo, non è proprio un argomento di scarso interesse, ma da un cast del genere ci si sarebbe potuti aspettare qualcosa di più. In effetti stiamo parlando di Michael Fassbender, principalmente noto per l’interpretazione di Stelios, uno dei compagni di Leonida in 300, che qui vediamo nel ruolo del protagonista; Viggo Mortensen, Aragorn ne Il signore degli anelli e qui Freud; infine della (solitamente) bravissima Keira Knightley, che interpreta la malata di mente (che in seguito diventerà a sua volta una psicoanalista), che stranamente si rivela assolutamente poco credibile, soprattutto nelle scene iniziali.
Non aiuta un’organizzazione della storia un po’ confusa, con personaggi piuttosto importanti che improvvisamente spariscono dalla storia per essere solo citati di nuovo ogni tanto dagli altri personaggi.
CONCLUSIONE/I: Tirando le somme otteniamo un film dedicato maggiormente a chi ha una cultura nell’ambito della psicologia. Per tutti gli altri si tratta di una vicenda curiosa e interessante, ma svolta in maniera abbastanza confusionaria. Va detto che Jung e Freud sono caratterizzati davvero molto bene.
Recensioni al cinema | Maschi contro femmine
Chi vincerà la sfida? Ma è così necessario saperlo? E’ così importante la “guerra” fra i due sessi? Non credo.
Questo film, “Maschi contro femmine”, è la prima parte (la seconda, “Femmine contro maschi”, esce a febbraio) di un insieme di racconti a episodi, per così dire, che poi si mescolano tra loro in stile “ma quanto è piccolo il mondo”. Quest’idea sarebbe anche carina se non fosse che l’amalgamazione non ha nessun fine sensato, sprecando una mezza idea simpatica. Tutti gli episodi che, è importante capirlo, non si succedono ma si svolgono in contemporanea, trattano in linea di massima l’argomento del tradimento, della bellezza, dei sessi e, sovrastante, potente ed immenso, del sesso. In tutte le salse: tra amanti, tra lesbo, tra bisex, tra un playboy (poco credibile) e tante sgualdrinelle… in poche parole, sesso ovunque. Avrete capito che non è una buona idea portare il fratellino piccolo con voi a vederlo, essendo le scene relativamente spinte. Questo però è un vero problema che sta alla base del film: davvero il rapporto (perchè il film, più che una sfida, stabilisce il rapporto) tra uomo e donna è UNICAMENTE basato su sesso a tutto andare? Spero di no!
COMMENTO: Un film mediocre, leggermente spiritoso; si difende in parte grazie ad un buon cast (in particolare il buon Fabio de Luigi), ma la facile e veramente “bassa” idea di costellare il film di sesso e nient’altro che sesso non giova all’idea del rapporto uomo-donna. Speriamo che a febbraio “Femmine contro maschi” si riscatti anche grazie alla Littizzetto.
Recensioni al cinema | Benvenuti al sud
Circa un anno fa, in tutti i cinema d’Italia, stava avendo grande successo un film di origine francese, “Giù al nord”, diretto da Dany Boon. Il film in questione trattava le discordanze dannatamente stereotipate delle due “fazioni” nazionali: il Nord e il Sud. Per quanto possa essere straniante per noi, in Francia la popolazione, per così dire, agiata, abita prevalentemente al sud, a differenza nostra. Fu così che un grande regista, Luca Miniero (per intenderci, quello di “Gomorra”) decise di rendere alla popolazione italiana più credibili le situazioni stereotipate riguardanti dialetti, modi di fare, alimentazione e così via, presenti nel film ispirato alla Francia, trasportandoli in Italia. Non c’è bisogno di dire che questa versione è molto più simpatica, “vera” e capibile di quella messa in scena da Boon ai nostri occhi belpaesani.
La trama è proprio la stessa: un impiegato postale in tutto e per tutto “bauscia” (il bravissimo Claudio Bisio) cerca di farsi trasferire a Milano, chiaramente la sua città dei sogni, ma viene soppiantato da un disabile. Allora il furbo meneghino decide di fingersi a sua volta diversamente abile, ma viene ridicolamente scoperto… così per punizione la direzione decide di trasferirlo per due anni a Castellabate, in provincia di Napoli, in veste di direttore dello stabile. Parte solo, poichè la moglie (Angela Finocchiaro) non ha la minima intenzione di spostarsi dalla sua amata Padania per andare a vivere, poi, in un luogo rozzo, pericoloso e pieno di terroni, ci mancherebbe altro!
Queste sono le premesse narrative di una storia senza segreti per chi ha già visto “Giù al Nord”, ma che comunque ha un’idea più che nobile, eliminare i pregiudizi nei confronti del Sud, confermandoli. Se, con un grido, viene lanciata la pattumiera dal balcone, non è per rozzeria, ma solo perchè in quel momento sta passando il “carretto” dei rifiuti! La pellicola è ricca di altre incomprensioni culturali e, proprio per questo, con una certa rapidità il nostro caro polentùn comprende quanto siano stupidi i preconcetti. E, con lui, forse tutti noi altri.
Facendo continuamente leva sull’idea che permea tutto il film, le battute, sempre molto simpatiche e intelligenti, fanno veramente ridere di cuore, meglio ancora se si ha una leggera infarinatura generale di dialetti meridionali.
Tutto così perfetto, quindi? Non esattamente. Va assolutamente considerato che in questo film le scene sono, se non sempre identiche, molto simili alla pellicola originale e, converrete, non fa molto onore. E’ dunque importante che questa non diventi un’abitudine, perchè il cinema non si abbassi al livello creativo della televisione italiana, ormai nettamente compreomesso considerato che Un medico in famiglia, I Cesaroni, X Factor, Il grande Fratello e un milione di altri programmi TV sono delle chiare copie di programmi stranieri.
COMMENTO: L’esatta riproduzione italianizzata della fortunata pellicola francese “Giù al Nord”, però, un pò per il suo cast stellare, un pò per la maggiore credibilità dei dialetti e delle abitudini dei meridionali, sa comunque intrigare, divertire e addirittura far riflettere sullo squallido razzismo che contaddistingue un pò troppi Padani. E non solo loro.
La disoccupazione giovanile
Allarme. Il fenomeno della disoccupazione dei giovani (dai 15 ai 24-25 anni) è veramente preoccupante. Basti pensare che un ragazzo italiano su quattro non ha un impiego, nonostante la scolarizzazione stia aumentando di livello e gli studi durino di più. Indubbiamente, quindi, la nostra generazione ha un bagaglio culturale maggiore ed è più preparata di quelle precedenti, eppure la disoccupazione aumenta, senza un’apparente spiegazione. I motivi ci sono e sono per lo più francamente paradossali.
Fondamentalmente, esiste una malsana idea che è giunta nelle menti di molti datori di lavoro di tutta Europa: sono necessari alcuni anni di esperienza (normalmente tre) per ricevere il lavoro, dimostrando una certa conoscenza del settore in quest’ambito. Veramente assurdo. Ma come si fa ad avere esperienza se per lavorare c’è bisogno di averne già? Altro paradosso, la nostra società di giovani definiti “tecnologici” da molti, non sta vincendo la guerra della disoccupazione neanche nel settore dell’informatica, che ci si aspetta che perderà la bellezza di uno-due milioni di lavoratori nei prossimi tre anni.
L’Italia in questo ambito si trova in una situazione ancora più grave della media dei paesi europei. Nel nostro paese, l’anno scorso, il numero dei giovani senza lavoro si era stabilizzato su una preoccupante percentuale del 25,7%, ma quest’anno la situazione si è addirittura aggravata: siamo giunti al 26,8%. La media dei paesi europei, invece, è del 20,2%, grave, e anche un importante elemento per la crisi europea.
Purtroppo basta paragonare questi dati a quelli di alcuni stati orientali per tremare: in Giappone la disoccupazione giovanile è solamente del 5,2%…
In poche parole, penso che sia necessario che noi ragazzi ci rimbocchiamo le maniche, studiamo quanto necessario per le nostre ambizioni e, lottando con le unghie e con i denti, ci facciamo strada nel mondo del lavoro. Esso infatti è controllato da uomini e società senza scrupoli che, purtroppo, ci attaccheranno con qualsiasi arma, come quella della raccomandazione (per lo più basata su soldi e sesso). E’ proprio quest’ultima che dobbiamo riuscire a combattere, per non vivere in un mondo di mediocrità.




