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Caro Monti… | Retroscena di una manovra all’insegna di un improbabile rigore e un’esistente equità.

Lo ammetto, non me lo sarei mai aspettato. Abituata a politici che fanno a gara per chi dice la battuta più pacchiana, o a ministre che vantano un passato da veline, un discorso così serio non lo avrei potuto neanche concepire. Non rida, non è facile passare da “Forza gnocca” a “percorso rivolto ad ottenere la fiducia del Parlamento”, e non sentire più un presidente del Consiglio parlare di come la politica gli sia stata “imposta dalla storia”, ma di “saluto deferente al capo dello stato” è stata davvero una piacevole sorpresa. Bel colpo, professore, un po’ di serietà ci voleva. Dopo diciassette anni di berlusconismo è un segnale di rottura non da poco, la stessa che c’è tra un demagogo e un rettore universitario, ben più importante di quella tra i partiti attuali che, non inganniamoci, sono fin troppo simili tra loro. La domanda sorge quindi spontanea: perché lei, un professore che, nel bene e nel male è tutto fuorché un politico, ha il sostegno di quella stessa casta politica da cui differisce tanto? Forse per lo spread?
Già, lo spread. Ma che cosa significa esattamente questa parola? Forse una temibile associazione segreta che da mesi sta colpendo le borse occidentali, oppure una sorta di virus che lento ma implacabile divora l’economia degli stati meno virtuosi, come una sorta di castigatore mascherato? E non rida, le assicuriamo che tra le assurdità che abbiamo sentito dire, queste sono sicuramente le più sensate. Eppure non è così difficile… Certo, la definizione ufficiale, cioè quella di “differenziale tra il rendimento del tasso di titoli di stato di paesi con il rischio di default, e quello di paesi che invece hanno un rischio molto basso e che perciò vengono presi come riferimento” potrebbe effettivamente spaventare e incutere repulsione nei confronti di qualunque giornale o programma a carattere economico al quale si tenti un approccio. Tuttavia la realtà è molto più semplice: lo spread è la spia di quanto i creditori reputino uno stato affidabile, e di conseguenza di quanto alti siano i tassi d’interesse dei prestiti ad esso concessi. Per comprendere al meglio questo concetto basti pensare che più un paese è stabile, sia politicamente sia economicamente, e più trasmette fiducia agli investitori, i quali sono maggiormente incentivati ad investire. Tuttavia se lo spread, l’indicatore di fiducia dei mercati esteri, si alza, significa che nessuno è disposto a rischiare impiegando i propri capitali in quel paese che resta dunque privo di investitori e di fiducia. A questo punto i mercati e gli speculatori tendono a scommettere proprio sul fallimento dell’economia di quel paese; così speculando, guadagnano certamente di più. Dunque, come cercare di fermare quest’indomabile spread che come un ottovolante impazzito sale (soprattutto) e scende (a stento), condizionando i mercati e le economie europee? L’unico modo per tenerlo a freno è quello di garantire credibilità ai mercati o dimostrando la stabilità del governo con delle manovre economiche oppure, se il governo stesso non è più in grado di mantenere l’esecutivo e ottenere la fiducia del parlamento, questo ha il dovere o di lasciare spazio a uno tecnico o di mandare il popolo alle urne, garantendo così la democrazia.
Lei, professor Monti, naturalmente è consapevole di come tutto ciò ha reso possibile il suo ingresso in politica: quando giravano voci sulle dimissioni di Berlusconi lo spread scendeva, per schizzare alle stelle nel giro di tre quarti d’ora se venivano smentite. Insomma, il precedente governo non rassicurava affatto i mercati ed era carente di una credibilità che invece lei attualmente sta dando loro. Tuttavia è difficile ammetterlo, ma Berlusconi sicuramente non si è dimesso perché voleva il bene del suo Paese, e non l’ha fatto in seguito a un referendum perché gli italiani non lo volevano più al governo. E a disdetta di chi afferma a gran voce che ormai Berlusconi, il “cattivone” di turno, è stato definitivamente sconfitto, bisogna far presente che non è così, essendo lui ancora un gran protagonista della politica italiana e un uomo che ha condizionato fortemente il nostro Paese per un ventennio. Ovviamente tutti i sondaggi lo danno perdente qualora si ripresentasse alle elezioni con un partito nuovo di zecca dal nome più altisonante, quale “W l’Italia”.
Ricorderà benissimo la sera di quelle agognate ed attese dimissioni, le feste in piazza, i bivacchi dei giovani, il giubilo di Bersani, Vendola, Di Pietro & Co., e il premier uscente tempestato di monetine che forse ci ragguaglia un suo noto amico, Bettino Craxi.. Da quel momento per lei è cambiato tutto (per noi nulla), e nel giro di pochi giorni si è costituito un “governo tecnico di tecnocrati” come figurava su tutte le testate giornalistiche nazionali ed estere, che avrebbe finalmente ridato stabilità al nostro Paese e fiducia ai mercati e grazie al quale lo spread si è calmato. Professore, sembra che il suo mandato sarà caratterizzato da una politica di austerity e una manovra da circa 20 miliardi di euro, già approvata dal Consiglio dei Ministri, che mira ad abbassare il debito pubblico, altro grande protagonista di questa crisi e regressione economica. Quest’ultimo un po’ come lo spread è un indicatore di solidità dell’economia di un paese, soggetto a classificazioni da parte di organizzazioni specializzate, le agenzie di rating, che tanto fanno tremare Francia e Germania, avvinghiate alle loro triple A. Il debito pubblico condiziona fortemente i mercati, poiché sue svariate fette sono in mano ad investitori sia italiani sia esteri, soprattutto orientali.
Caro professore, la sua manovra volge ad abbassare un debito pubblico, proposito che nessun governo precedente, né di destra né di sinistra, ha mai mantenuto. Riuscirà lei nell’intento, con una politica di austerity e una manovra varata nel nome del rigore, della crescita e dell’equità? Ma che fine abbiano fatto le ultime due, se lo domandano in tanti..
Effettivamente qualcosa che non va c’è, ma non è certo il ritorno dell’ICI, o l’aumento dell’età pensionabile a sessantasei anni, ma nei mancati tagli alle spese militari e alle province e nella mancata introduzione della patrimoniale, nei miliardari conti di Montecitorio e nelle megapensioni dei parlamentari rimaste intoccate.
Certo, toccare i privilegi di una casta chiusa e attenta ai propri privilegi come quella dei politici è tutt’altro che facile, e qualche esitazione è comprensibile: ma che mi dice della Chiesa? Non le pare strano che un’organizzazione che possiede quasi il 30% del patrimonio immobiliare italiano e che guadagna quasi un miliardo di dollari l’anno con l’otto per mille non paghi l’ICI?
Non ha importanza, preferisco non indagare ulteriormente, consapevole del fatto che fosse impossibile accontentare tutti senza scontentare da un lato la casta e dall’altro pensionati e lavoratori, come al solito costretti a pagare lo scotto più alto. Certi mali qui in Italia sono troppo radicati per poterli toccare, eppure, mai come in questo momento, la politica mi è sembrata così vicino alla letteratura e la nostra situazione attuale può essere riassunta in poche parole d’autore: “cambiare tutto per non cambiare niente”. Parole uscite dalla penna di Tomasi di Lampedusa e pronunciate dal principe di Salina, parole che descrivono alla perfezione l’atteggiamento della nostra casta politica e il futuro del nostro Paese.
Caro professore, cosa ne pensa? Se non ha mai letto il Gattopardo, le consigliamo di farlo. Forse un libro può più di una laurea in economia alla Bocconi.

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