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Una “zanzara” sul muro | Una targa per Walter Tobagi nel nostro atrio

La IIIC si chiama “aula Ginella Alfonso Gobbi Bruno”, la IVB “aula Carminati Brambilla Giorgio Carpi Eugenio”. E la vostra classe? Avete mai notato che, accanto a quella porta rossa che attraversate più di una volta ogni giorno, si trova un rettangolo di marmo sul quale sono incisi nomi di uomini vissuti nella prima metà del secolo scorso? Neanche Google sa darci informazioni precise su molte di queste persone,vittime o combattenti delle guerre mondiali, eppure i loro nomi e cognomi rimangono in evidenza davanti agli occhi di generazioni di studenti. Non c’è un’aula in tutta la scuola che non sia già dedicata a qualcuno.
Tuttavia, in più di mezzo secolo, non sono mancati altri personaggi di grande valore che meriterebbero anche loro uno spazio su una parete.
Fra questi c’è Walter Tobagi.
Giornalista, classe 1947, iniziò la sua carriera proprio nella nostra scuola, dove nel ’66 si ritrovò coinvolto in prima persona nell’ancora famoso “scandalo Zanzara”, in quanto redattore del giornalino scolastico che aveva fatto tanto scalpore con un articolo che toccava argomenti considerati tabù, come la sessualità.
Uscito dal liceo, non ancora maggiorenne (la maggior età si raggiungeva allora a ventun anni) trova lavoro presso quotidiani come l’Avanti e l’Avvenire, fino ad approdare al nostro “vicino” Corriere della Sera. Si impegnava molto nel suo mestiere, come testimoniano i colleghi, fra cui Leonardo Valente: “Walter preparava gli articoli con la stessa diligenza con cui al liceo faceva le versioni di latino e greco e all’università si dedicava alle ricerche storiche[…] E se per caso, al termine delle sue ricerche e dei suoi controlli, si accorgeva di essere arrivato a conclusioni opposte rispetto a quelle da cui era partito, buttava tutto all’aria e ricominciava dal principio, senza darsi la minima preoccupazione della fatica e del tempo che impiegava. Il suo solo problema era di arrivare alla verità, a qualunque costo” E il costo che dovette pagare per questa sua ricerca della verità fu, purtroppo, la sua stessa vita. Si era occupato di scrivere di quel terrorismo che diede agli anni ’70 il nome violento di “anni di piombo”, e per questo fu ucciso da attentatori appartenenti alle cosiddette “Brigate Rosse”, nel maggio 1980, all’età di 33 anni.
Le motivazioni perché gli sia dedicato qualche centimetro quadrato di muro, dunque, non mancano.
L’idea di insistere su questa proposta venne qualche anno fa a Niccolò Bertorelle (ormai uscito dal nostro liceo) e Giacomo D’Alfonso (III A), in seguito ad un’assemblea d’istituto tenuta dalla commossa figlia del giornalista, Benedetta Tobagi. Come da procedura, i due sono andati a parlarne con il preside Carlo Arrigo Pedretti, il quale ha apprezzato questa richiesta, ma, alla fine, non ha contribuito a portarla a termine…
Quest’anno, su richiesta dei due, ci abbiamo riprovato: siamo andati in presidenza a chiedere spiegazioni sui motivi della mancata messa in atto di una proposta tanto ben vista,e sollecitarne la ripresa.
“Si pensava di intitolargli l’aula magna- si giustifica il Pedretti- ma anch’essa è già stata dedicata, come si può capire notando la grande iscrizione che si trova sopra le sue porte.” Il problema, dunque, sembrerebbe essere stato trovare una collocazione consona. Problema risolto da lui stesso grazie a quella che pare essere stata “un’illuminazione notturna”: il luogo ideale potrebbe essere una delle due nicchie collocate nelle pareti laterali del monumentale ingresso.
Risolto questo problema se ne pone un altro, ipotizzato da Giacomo come ulteriore causa del temporeggiamento: possibili episodi di vandalismo da parte di alcuni studenti. Questi, come afferma il Preside appellandosi alle nostre coscienze, non sarebbero solo una mancanza di rispetto ma anche non dare valore a qualcosa che dovrebbe averne. Speriamo che questo appello possa servire a prevenirli.
A questo punto, non resta che mettere in moto il meccanismo burocratico perchè l’affissione della targa a Tobagi possa essere resa possibile: una richiesta scritta da parte di noi studenti autenticata da almeno 80 firme, l’approvazione del Collegio docenti e del Consiglio d’Istituto, l’ufficializzazione della spesa per l’incisione del rettangolo di marmo da appendere, e la cerimonia di inaugurazione di questa onorificenza , con la presenza della stampa e di Benedetta Tobagi. Il tutto, se possibile, entro marzo.
Nel frattempo, augurandoci che il nostro articolo vi abbia suscitato interesse, vi promettiamo di tenervi aggiornati sugli sviluppi della faccenda e vi invitiamo a dare il vostro contributo nella raccolta firme che probabilmente passerà a breve fra le classi.

La targa presente dal 2005 in via Salaino, dove Tobagi è stato ucciso nel 1980

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